Recensione su ROOTSTIME.BE

Als je je kunt permitteren enkel je familienaam te gebruiken om herkend te worden als artiest, dan betekent dat ongetwijfeld dat je al flink wat voorstelt. In het geval van Bolognees Germano Bonaveri behoeft dat geen twijfel: de man is met deze plaat toe aan het zesde hoofdstuk van wat je zijn levenswerk zou kunnen noemen en dat er, kort gezegd, in bestaat de verschillende aspecten van de condition humaine te illustreren en becommentariëren.

In “L’Ora dell’Ombra Rossa” uit 2011 voorspelde en beschreef hij tien jaar geleden al welke moeilijke tijden we vandaag doormaken. “La Staffetta” uit 2015 had het over de aankomende nederlaag van de menselijke samenleving en dus de doorbraak van de hyper-individualistische maatschappij waarin we vandaag leven en die maakt dat iedereen tegenover iedereen komt te staan in plaats van echt samen te leven en vandaag, met zijn nieuwe plaat, gaat hij er van uit dat de mensheid radicaal een andere weg moet inslaan en reikt hij een aantal dingen aan, die we op die onvermijdelijke reis zeker in onze bagage moeten stoppen. Die dingen laten zich in één woord samenvatten als “LIEFDE”.

Vai all'articolo completo

Recensione di Giuseppe Provenzano

Per BLOOGFOLK.

Ci sono delle espressioni artistiche - cinema a parte - che riescono a trascendere la loro arte di partenza per abbracciare nuovi linguaggi, e ci riescono per un motivo molto semplice: nascono talmente incisive e talmente potenti da trasformarsi in vere e proprie opere audiovisive, con un legame inscindibile fra i suoni e le immagini che da quei suoni scaturiscono. Parlo di una capacità quasi letteraria di dar corpo, nella mente dell’ascoltatore (o del lettore), a qualcosa che corpo non ha, che nasce nota su pentagramma o parola su pagina.

Chiaramente ogni ascoltatore o lettore ci vede dentro un mondo diverso, un’atmosfera diversa, quella lì è la magia dell’immaginazione di ciascuno di noi, ma insomma, il punto è che c’è comunque una certa capacità di alcune espressioni artistiche in grado di rimandare ad altri mondi, a quel “senso dell’utopia” di cui parlava Rodari, a mettere nella condizione di vedere nitidamente un racconto o una canzone, affidandone la direzione al regista più bravo di tutti: la nostra fantasia.

Vai all'articolo completo

MUSICMAP: RECENSIONE DI RELOADED

Al giorno d’oggi, il “mestiere” del cantautore è duro e complicato, sia perché ci si insinua in un territorio aspro ed impervio, già percorso da vecchie leggende a cui inevitabilmente si viene spesso paragonati, e sia perché in un mondo attuale in cui, purtroppo, anche la musica è un bene “usa e getta”, a parlare con lirismo e poesia delle proprie emozioni si rischia solitamente di rimanere inascoltati. Ma a Germano Bonaveri, classe 1968, tutto ciò non fa paura: ha sfidato le vecchie leggende, e soprattutto la superficialità della nostra società, così si è fermato e, ripercorrendo a ritroso i suoi precedenti progetti musicali, ci ha voluto raccontare “a modo suo” il fantastico mestiere del cantautore. Si intitola “Reloaded” l’ultima fatica dell’artista bolognese, che con i suoi 18 brani, di cui uno inedito (“Le Piccole Vite”), ci invita a compiere un viaggio musicale e viscerale nei sui 14 anni di carriera artistica.

VAI ALL'ARTICOLO

REPUBBLICA: Bonaveri canta la magia delle "Le piccole vite"

"Le piccole vite" è una canzone scritta da Bonaveri per un gatto che si chiamava Topo e che "è stato mio compagno di vita per 14 indimenticabili anni. Dedico questa canzone a tutte quelle creature non umane che popolano il nostro mondo”.
Il video racconta di una delle tante piccole vite che popolano il mondo, soffermandosi sulla quotidianità dell’amore che non chiede, che offre senza proiezioni o aspettative. Protagonisti del clip Francesca Pierantoni, attrice e regista teatrale indipendente bolognese, ed il suo cane Tito.

VAI ALL'ARTICOLO

REPUBBLICA: “Le mie canzoni lontane dai social"

È a suo modo una prima volta, per Germano Bonaveri, che per festeggiare il cinquantesimo compleanno si regala un nuovo disco, “Reloaded”, in uscita venerdì. Il cantautore bolognese vi raccoglie 14 anni di canzoni, rivisitate per suonare ancora attuali, ma lui abituato a lavorare per suo conto stavolta s’affida alla Fonoprint, per la produzione di Maurizio Biancani. “Perché non mi hanno chiesto di cambiare me stesso, d’essere più social o seguire il trend del momento, io né ora né a trent’anni sono mai riuscito a barattare la mia integrità per un successo effimero”, spiega Bonaveri dagli studi della casa discografica bolognese. Dal vivo, invece, lo si vedrà il 15 febbraio al Teatro Fanin di San Giovanni in Persiceto.

VAI ALL'ARTICOLO