Clandestino

(Testi: G. Bonaveri , Musica: A. D’Urso, G. Bonaveri)

L’attenzione massima a non scialare
(certe cose non si possono comprare),
ho un futuro tutto da costruire,
moglie e figli da mantenere.
Ho un lavoro, sì,
ma un lavoro che non so come dire,
è la metafora di chi si vanta
di una casa senza fondamenta.

Sono nato in un paese al di là del mare
che ho lasciato per il sogno di migliorare,
imbarcato con la luna piena,
arrivavo che era già mattina.
Clandestino, sì.
Clandestino mi potrete chiamare,
globalizzato nell’indigenza
emarginato dall’ignoranza.

C’è chi parla a bocca piena di opportunità
Confondendo il bisogno con la libertà
Per i naufraghi non c’è altro da fare
L’unica scelta è quella di nuotare
Verso cosa? No,
io davvero non so più dove andare
Profugo ed orfano di un altro mondo
Piccola pietra che ha toccato il fondo.

E mentre tutto cambia,
ritornano gli spettri della povertà
tra lacrime e sudore, speranze ed illusioni
qualche cosa intorno muore,
e ormai nessuno lo può vedere
imprigionati da un'informazione
utile idiota del potere .
Imbarcato con la luna piena,
scaricato come una puttana,
clandestino adesso vuole tornare
nel suo paese al di là del mare.

Negli spasmi del disordine sociale
si realizza un nuovo ordine mondiale,
sulle spoglie della democrazia
brindano i servi dell'economia
in un mondo, si’,
questo mondo che non sa piu’ reagire
alla deriva intellettuale
della mancanza di una morale.


Sono nato in un paese al di là del mare
che ho lasciato con il sogno di migliorare,
imbarcato con la luna piena,
arrivavo che era già mattina.
Clandestino, sì.
Clandestino adesso vuole tornare
profugo ed orfano del vostro mondo
di un occidente che ha toccato il fondo.

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