Lo scultore.

Colpi ben assestati fanno scintillare la dura pietra che, testarda, cerca di celare allo sguardo quel corpo che stenta ad affiorare. Tu lo vedi, sofferente e plastico, occhieggiare tra i cristalli marmorei come un bimbo che ascolta una fiaba nascosto tra le pieghe del letto, occhi sgranati per esorcizzare l'orco che da secoli insegue un improbabile gatto con gli stivali.

Pazientemente infierisci sul superfluo perche' quell'angelo possa volare, affinche' quelle ali ritrovino l'antica bellezza sepolta dalla pesantezza dei secoli. Sudore. Piccole lacrime che scivolano sul volto mischiandosi con le polverose macerie, impiastricciando l'artista e confondendolo con l'opera; anime gemelle indistinguibili l'una in cerca dell'altro: stessa pelle marmorea, stesso animo indocile. Il poderoso impatto della mazza libera occhi e nari, perche' quella creatura possa vedere ancora i colori e soffocare d'aria l'intimo del suo esistere, ora celato. Poi una bocca, per sorridere al compiersi del miracolo. Una bocca ad incorniciare quel viso onesto, chiaro come l'alba di una nascente primavera che giunge a rinnovare cio' che inverno aveva sepolto sotto la sua coltre fredda. Quel viso di donna che ora ti guarda, e nel cui sguardo leggi una riconoscenza senza limiti, ti spinge verso una frenesia insormontabile, verso la frettolosa ma minuziosa lotta per ridare cieli spaziosi come l'oceano a quelle membra costrette dall'eternita'. Le divine geometrie di quel corpo affiorano giorno dopo giorno, ed ogni notte riposi sempre meno, rubando ore ai minuti, guadagnando secoli di vita noncurante della fatica. Febbrilmente prosegui, guidato dall'istinto, a scalpellare via schegge di dolore, cattiveria, invidia e maldicenze, purificando Lei dalla parte fissa e pesante del passato. Mesi di complice esistenza, mesi trascorsi a condividere i suoni, i colori e i sapori della rinascita, mesi scanditi solo dal secco incalzante frantumarsi della roccia. Oramai e' libera. Le braccia tese lungo i fianchi in uno slancio disperato al cielo, il corpo nudo teso verso l'infinito, sinuoso e perfetto come la verita', sicuro come gioventu' che ignora esitazioni. Quasi incosciente d'entusiasmo, liscio come l'acqua che sorvola macerie planando fino al mare, maestoso come l'ispirazione del poeta. Ne sei innamorato, al punto che non osi nel dubbio di confondere amore con invidia, tu cosi' saldamente imprigionato dalla tua roccia a montagne di umanita'. La guardi sfilare via dal tuo pezzetto di Universo con gli stessi occhi di tua madre che ti vide, uomo, andare incontro all'orizzonte della vita tua. Cio' che per te era alba per lei fu tramonto, scultrice disperata nel giorno del compimento della sua opera; ora vedi il tuo angelo stagliarsi contro il sole e non capisci se cio' che ti e' dato osservare sia il suo primo volo o il tuo ultimo precipitare . Tensione del reale: l'inizio che sfuma nella fine, l'estremo che genera il proprio contrario nel perenne perpetrarsi del divenire, enantiodromie segrete universali crudeli e meravigliose. Riponi lo scalpello, la mazza... lavi dal tuo corpo il sudore e la polvere di marmo, richiudi la finestra che le ha ridato liberta'. Un senso di felicita' disperata e solitaria ti riempie lo stomaco mentre intorno a te giacciono schegge affilate di umane miserie.

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