Come goccioline di pioggia

Il mondo e' una immensa polveriera. Una specie di vulcano sopito in ipocrita quiescenza che ogni tanto sbotta, scrollandosi di dosso il peso della sopportazione. Come sopra una immensa faccia compaiono qua e la' foruncoli rossi di sangue che poi qualcuno schiaccia, credendola cura necessaria.

Lui intanto gira imperterrito senza emozione, e nella mia fantasia immagino le anime delle creature che lo abitano venire scagliate lontano a causa della forza centrifuga. Riusciamo ad aggrapparci alle nostre radici per un po', illudendoci di una gravita' inesistente e beffarda che ci abbandona proprio sul piu' bello, come le goccioline di pioggia vengono sparate intorno quando scrolliamo il capo. Certe volte mi chiedo se esistano nello spazio altri mondi come il nostro, altre arance sparse in questo cosmico frutteto in disordine casuale senza fine ne' principio. In cuor mio sento che altre vite, altre emozioni vagano instabili nei cieli... deve essere cosi'. Come spiegare altrimenti la sensazione di disagio, di sofferenza che pervade l'aria di certe mattine, quando aprendo gli occhi scopri in te l'inquietudine, l'ansia di una stagione che altrove si sta consumando? Io con le emozioni ci parlo, rivolgendo loro gli interrogativi della mia eta', inquadrandole in una dimensione che e' l'unica che conosco davvero bene, imprigionandole nel mio spazio terrestre limitato dalla presenza di altri come me. Io pero' le lascio parlare, e con rispetto spalanco loro le porte della liberta'. Le persone che ho intorno non hanno orecchie per sentire e per questo mi hanno isolato in questa celletta bianca con una sola finestra, troppo piccola per farvi entrare il cielo. Da qui posso solo lasciare transitare gli amori piccoli, le minuscole acredini di un attimo... qui mi e' precluso il dialogo ed il contatto con i grandi sentimenti, quelli cosi' grandi da non potere neppure essere immaginati nella sconfinata confusione della nostra fantasia, quelli cosi' grandi da non avere neppure un nome. Oggi ho ricevuto la visita di una piccola nostalgia, venuta da chissa' quale creatura per sedersi sull'unica panca imbottita che mi hanno lasciato. Era davvero stanca, credo abbia percorso milioni di anni passeggiando tra cuori sensibili che hanno perduto qualcosa che ora non trovano piu', ma di cui hanno certezza. Ora riposa qui. Le ho domandato di fermarsi qualche giorno per raccontarmi quei paesaggi che io non posso vedere, per regalarmi il sapore di un innamoramento innocente e lontano che questa cella non puo' portarmi. Gia', perche' i dottori mi hanno detto che non posso sopportare le forti emozioni... Credono di essere riusciti a svuotarmi, isolandomi in questa sterile gabbietta ed ubriacando il mio corpo con queste assurde e coloratissime caramelle. Si illudono di avermi guarito, sperano nella magia di un sedativo e nella violenza di uno psicofarmaco per togliere dal mio sentire tutte le emozioni ed i sentimenti che anche loro conoscono. Guarito, ma sono ancora qui. Illusi... io sono gia' vuoto. Anche loro lo sono. Tutte le mattine mi alzo e mi apposto davanti alla finestra: guardo passare rancori e gelosie, ipocrisie e carita' in un andirivieni pieno di allegria. E' un meraviglioso carnevale di vita dove coriandoli di emozioni fuggono e si rincorrono spazzati dal vento siderale dell'universo. Solo ogni tanto, quando la foga del gioco diventa stanchezza, si posano nel cuore di uno di noi facendolo sentire capace di amore ed odio, comprensione od egoismo. A quel punto la nostra natura violenta fa' si' che non vogliamo piu' lasciarli andare via, che cerchiamo in tutti i modi di renderli schiavi e prigionieri nel nostro cervello, che' non si puo' parlare di cuore come fan tutti. E' quello il grido che sentivo quando ero fuori... Era il grido lancinante ed insopportabile di quei coriandoli prigionieri che urlavano la loro sete di liberta' dall'interno di quei corpi senza orecchie. Io li ho semplicemente liberati, strappando le radici dei loro aguzzini che sono stati immediatamente proiettati nello spazio come goccioline di pioggia. Adesso sto meglio, nonostante la prigionia candida cui mi hanno costretto riesco ancora ad ascoltare i loro racconti perche' sanno che da me non hanno di che temere. Intanto il mondo gira, sento ogni mattino le storie delle sofferenze e dei soprusi che la mia specie compie fuori di qui, belve impazzite che brulicano tra le pieghe del mondo sperando di possederlo. Ogni mattina schizzi di sangue innocente graffiano il cielo senza che nessuno se ne accorga, senza che qualcuno si fermi ad ascoltare le voci disperate di una civilta' immaginata che purtroppo non esiste. Io ci ho provato... non sono riuscito a sradicare il male e l'ansia di possedere che attanaglia l'uomo, non me ne hanno dato il tempo. Dicono che ho ucciso... Mio padre non e' morto, ho solo impedito a quell'uomo di continuare ad imprigionare sentimenti e colori che agonizzavano in lui. L'ho fermato dopo anni bui in cui cercava di strapparmi la voglia di amare, di regalare e di comprendere. L'ho fermato dopo i soprusi e le sofferenze che ha inflitto ai miei sogni, spogliandomi anche del pudore. Anche lui era vuoto, come me e come loro... Sono troppi giorni che provo un grande senso di tristezza: e' in me gia' dal primo mattino, quando aprendo gli occhi ho l'impressione che tutto sia grigio. Non sento piu' la fresca carezza dell'acqua quando lavo il viso, il mio cielo quadrato e' ferito da fili spinati sempre piu' intricati e spessi. Mi illudo di stare bene, cosi' come illudo quei sentimenti che ogni giorno si fermano qui a riposare ma sento dietro alle mie parole l'eco di quelle grida che un giorno ho strozzato. Vedo il sangue di questa mia generazione sparso ovunque, ho cercato di spazzarlo via con i miei abiti, mi hanno raccolto nudo rannicchiato sotto questa maledetta panca e hanno finto di non vederlo mentre li supplicavo di aiutarmi. E' un crescendo spaventoso che vedo soltanto io, la violenta forza distruttrice che permea l'aria sfugge incontrollata in ogni interstizio e li' semina morte e sofferenze. Tristezza e' mia prigioniera da troppo tempo, sto facendo gli errori di mio padre. La finestra della mia stanza ha due inferriate fredde che reggeranno il mio peso e la manica della mia camicia e' sufficientemente lunga. Un rumore secco, ed il coriandolo di tristezza gioca ancora lieto nel carnevale dell'universo.

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